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Morellato, lo sbarco in Borsa nel 2011
La Borsa è più vicina per Morellato&Sector. Il gruppo padovano, leader in Italia (è secondo solo a Bulgari) nel segmento orologiogioiello, ripensa a Piazza Affari. L’approdo sul listino non era mai stato, per la verità, abbandonato, ma solo momentaneamente accantonato al cospetto di una volatilità ingestibile delle piazze finanziarie. «Quando il mercato sarà tornato normale e più stabile riprenderemo l’ipotesi quotazione» afferma misuratamente l’amministratore delegato del gruppo Massimo Carraro. E aggiunge «la Borsa resta la nostra prospettiva strategica e intendiamo ricominciare a valutarla seriamente nel 2011».
Per la società nata a Bologna negli anni Trenta dall’idea di un ciabattino, Giulio Morellato, come produttrice di cinturini ed oggi fornitore dei migliori orologiai del mondo, proprietaria di uno dei portafogli marchi più ricchi d’Europa (tra i brand Philip Watch, Sector e tra le licenze Cavalli, John Galliano e Miss Sixty) il mercato finanziario è lo sbocco inevitabile per completare un progetto d’impresa. «Non vogliamo quotarci solo per reperire risorse finanziarie – continua Carraro la Borsa è per noi soprattutto una modalità di sviluppo internazionale, di visibilità e attrattività. Inoltre credo che il mercato sia un elemento di controllo positivo per un’azienda che vuole avere un’impostazione manageriale e non padronale».
Il 2010 sarà un anno di crescita, anche se non esplosiva. «Contiamo di progredire sul versante del fatturato di un 5% rispetto al 2009 e di ridurre il debito di almeno altri 20 milioni di euro, rispetto al miglioramento di 10 milioni ottenuto già l’anno scorso». Il gruppo a fronte di un’esposizione debitoria in calo e a quota 130 milioni, le scadenze a breve sono in rinegoziazione con le banche tiene nella generazione di margini e reddito, anche se la crisi qualche colpetto lo ha assestato. «Nel 2009 l’ebitda è in contrazione, con una stima attorno ai 18 milioni di euro» continua Carraro. L’ ebitda margin è diminuito in misura più che proporzionale rispetto al fatturato, che a livello consolidato si riduce dai 220 milioni del 2008 ai 190 milioni nel 2009, ma l’outlook resta prudentemente positivo per l’ad. «Continuiamo a comportarci come una compagnia che pensa di svilupparsi, anche se è innegabile: il mercato nel 2010 resterà piatto. Gli unici segni di ripresa dei consumi arrivano dall’Asia, che infatti è un’area sulla quale contiamo di registrare un aumento a due cifre quest’anno: assorbirà buona parte dei nostri investimenti in rete distributiva».
La catena retail di Morellato, 60 negozi nel mondo, si allargherà ad Oriente con l’apertura di una decina di flagship, che si vanno ad aggiungere alle 37 insegne già presenti nel Celeste Impero. Mentre il network Bluespirit, 200 punti vendita in tutta Europa, resterà sostanzialmente stabile. «Proseguiamo con la linea rafforzamento nella gestione diretta dei negozi rispetto alla rete in franchising– chiude Carraro – perseverando nel controllo sui costi. L’unica area che non viene toccata, a livello di investimento, è quella in pubblicità e comunicazione. Indispensabile per rafforzare sempre di più le nostre politiche di brand».
Morellato è notoriamente un big spender nell’advertising. È la marca più conosciuta dai giovani e a Natale 2009 ha portato a casa un sell out a +41%. Mentre l’ultima campagna per lanciare la linea di gioielli componibili Drops è stata affidata ad una testimonial strepitosa e non certo a buon mercato: la modella Bar Refaeli.
Roberta Paolini
(da "Affari e Finanza" - 1 febbraio 2010)
(1-02-2010)
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