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Vicenzaoro, scatto ottimista: +36%

VICENZA
Tanta gente, tanti compratori. E, bisogna dirlo, un trionfo dell’originalità e della qualità dei gioielli. Dal punto di vista dei numeri, Roberto Ditri festeggia il suo debutto (ma signorilmente riconosce i meriti di questa rassegna all’amministrazione precedente) alla presidenza della Fiera con un +36 per cento, rispetto all’edizione di gennaio 2009, che gli consente di licenziare questa edizione di Vicenzaoro First con «cauto ottimismo».
«Sì, perché un conto sono gli operatori presenti nei padiglioni - commenta il presidente della Fiera di Vicenza - e un conto è poi vedere queste presenze trasformarsi in ordini. Diversi orafi mi hanno manifestato fiducia, ma considerati i tempi e considerate le croniche difficoltà che sta attraversando il settore, ne devono arrivare, di ordini, prima di dire che la crisi è passata».
I cancelli della fiera si aprono, i furgoni raccolgono la preziosa mercanzia e adesso si spera che le buone impressioni raccolte diventino combustibile con cui accendere il motore della ripresa.
«Io frequento le fiere da oltre 40 anni - commenta Giuseppe Corrado, presidente della sezione orafa di Confindustria Vicenza - e devo dire che un mortorio come l’edizione di Vicenzaoro 2009 non l’avevo mai visto. Con la prudenza che è d’obbligo usare in tempi cupi come questi, devo dire che il pessimismo che avevo l’anno scorso si è trasformato in ottimismo al termine di questa Vicenzaoro First. Certo, ci sono i numeri della Fiera a dimostrarlo, ma so per esperienza che i conti si faranno in queste settimane. Eppure posso già dire che, dal punto di vista della qualità, questa volta si sono visti degli ottimi prodotti, dei gioielli originali, degli stand accattivanti. Gli sforzi fatti in passato si vedono in vetrina e credo che saranno premiati dal mercato».
Certo, gli orafi dovevano fare i conti con una materia prima arrivata a livelli record e, soprattutto, in preda a una volatilità vertiginosa. E per non portare a listino gioielli dal prezzo esagerato, la tendenza notata dagli esperti a Vicenzaoro First è stata quella di aumentare originalità e creatività, diminuendo nel contempo la quantità di metallo usata per singolo prodotto.
«È vero - conferma Corrado - i capricci del prezzo della materia prima ha quasi costretto a trovare soluzioni diverse. È finito il tempo in cui si vendevano collane e bracciali a peso, ora l’originalità del design è in grado di compensare la maggior... leggerezza del gioiello».
Roberto Neri, titolare del Mulino d’oro di Arezzo, ha confidato alla Reuters che nel 2009 è riuscito a vendere il 20 per cento di pezzi in più usando però il 20 per cento di oro in meno. E nel 2010 pare che la strada seguita da gran parte dei colleghi sia proprio questa. Che poi è l’unica strada che permette agli italiani di vincere la sfida con i colleghi turchi o asiatici, peraltro favoriti nelle esportazioni negli Usa dal balletto dei dazi.
Detto che proprio ieri la commissione Attività produttive della Camera dei deputati ha dato il via libera al testo unificato della nuova proposta di legge sui metalli preziosi per il suo definitivo passaggio al Senato («Con la distinzione dei marchi tra chi produce in Italia e chi importa o commercializza, la proposta darà un concreto contributo alla tutela dei gioielli made in Italy», ha commentato Antonio Zucchi, presidente Federorafi), resta molto da fare per la Fiera di Vicenza. Oggi, per dire, è attesa la sentenza del Consiglio di stato sul suo futuro immobiliare (70 milioni in ballo), e comunque per Ditri e per il nuovo cda presto arriverà il tempo delle scelte. «Il sentiment positivo che viene da questi giorni - ha detto Ditri - ha rafforzato l’entusiasmo per il mio nuovo incarico e la convinzione che con queste premesse, il consenso degli azionisti, e la collaborazione dello staff, potremo affinare grandi progetti e proposte per consolidare il ruolo di leadership di Fiera di Vicenza nel panorama internazionale e realizzare il supporto alla filiera dell’oro».
Nel 2009 la domanda di oreficeria ha registrato un calo globale del il 18%. Nessuno lo urla, ma sottovoce qui sperano che stia per girare il vento.

Marino Smiderle

(da "Il Giornale di Vicenza" - 22 gennaio 2010)

(22-01-2010)

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