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Il profilo del consumatore dei prodotti di oreficeria, argenteria e affini
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Per completare la lettura del settore dell'oreficeria, argenteria e affini è apparso opportuno fornire elementi sul versante della domanda di questo tipo di prodotti, ricomponendo un "profilo tipologico" del consumatore degli stessi.
Una fonte di estremo interesse per l'analisi dei consumi delle famiglie è l'indagine svolta annualmente dall'Istat, elemento di partenza per le valutazioni di contabilità economica sulle spese dei residenti nel nostro Paese.
Si tratta di un'indagine campionaria che l'Istat svolge ogni anno coinvolgendo all'incirca 24.000 famiglie distribuendo un "diario di spesa" giornaliero sul quale vengono annotati i consumi effettuati nel corso dell'anno.
Fra i capitoli di spesa coperti dall'indagine è possibile isolare la voce "prodotti di gioielleria, argenteria, bigiotteria ed orologi", che costituisce un raggruppamento coerente con le finalità di questa ricerca.
Nel 2000, a livello nazionale, la spesa media mensile destinata a questi prodotti è ammontata ad 8 euro con un incidenza dello 0,37% sulla spesa media mensile totale, pari a 2.177,82 euro.
Dall'analisi per ripartizione geografica, emerge che il Nord Est è l'area che sostiene una spesa media maggiore per questi beni, con un valore superiore al dato nazionale del 19,4%, contro l'incremento pari a 15,7% relativo alla spesa globale dell'area. Anche il dato del Centro risulta più alto della media complessiva, anche se solo dell'1,7%.
Le altre ripartizioni, al contrario, mostrano un livello medio poco al di sotto del dato nazionale, ad eccezione delle Isole la cui spesa media è inferiore di oltre il 30%.
E' anche interessante notare come l'andamento territoriale della spesa destinata a questa tipologia di beni presenti delle differenze piuttosto significative. Se infatti il Nord-Est e le Isole conservano le loro posizioni, collocandosi rispettivamente al primo ed all'ultimo posto della graduatoria, le posizioni intermedie vedono qualche significativo spostamento. Il Centro Italia, infatti, che in termini di consumi medi globali si colloca al terzo posto (al di sotto del livello medio nazionale), si sposta alla seconda posizione per quel che riguarda la spesa media per questi prodotti, con un dato leggermente superiore alla media nazionale. Opposto è il caso del Nord-Ovest, che al livello elevato di spesa media pro capite (circa il 10% in più rispetto alla media nazionale) fa seguire una percentuale di spesa per generi relativi al settore che, sia pure di strettissima misura, fa segnare un livello inferiore al dato nazionale.
L'analisi della percentuale di spesa media per i prodotti di gioielleria ed affini rispetto a quella totale di ogni ripartizione, evidenzia un ulteriore aspetto: il Mezzogiorno, pur registrando un livello medio di spesa per tali prodotti inferiore a quello del Centro Nord, risulta l'area geografica che destina la quota maggiore (0,39%) di spesa a questi prodotti. Seguono il Centro ed il Nord Est con quote pari allo 0,38%, valore in linea con il dato nazionale.
Più distanziato in questo caso è il Nord Ovest che appare come la ripartizione che spende meno di tutte in prodotti di gioielleria (0,33%).
Se si considera la spesa nazionale, pari a circa 176 milioni di euro, si nota che il Nord Italia ne assorbe più della metà (51,5%) del mercato: in particolare la ripartizione geografica che assorbe la quota maggiore di consumi è il Nord-Ovest (28,7%), seguita a distanza dal Nord-Est (22,8%). Il Mezzogiorno in complesso raccoglie il 28,8% del totale.
I consumi di questa tipologia di prodotti appaiono correlati a una componente socio-economica rilevante: la condizione professionale del capofamiglia.
L'analisi della spesa media in base a tale variabile mostra anzitutto che, a livello nazionale, sono coloro che lavorano a presentare un valore superiore a quello nazionale.
Si registrano tuttavia notevoli differenze in base alla posizione nell'attività lavorativa: gli imprenditori e i liberi professionisti in media spendono di più, con un valore più che doppio rispetto al dato nazionale. Seguono i dirigenti e/o impiegati e i lavoratori in proprio, con valori anch'essi superiori alla media rispettivamente del 78,5% e 20,9%.
La spesa media meno elevata viene registrata per le famiglie la cui persona di riferimento risulta in condizione non professionale (categoria in cui confluiscono i disoccupati le casalinghe eccetera) con un valore pari a poco meno della metà di quello nazionale (46,7%).
Osservando la quota che viene destinata ai consumi di prodotti di gioielleria, argenteria, bigiotteria ed orologi rispetto alla spesa media totale per ogni tipo di condizione professionale, emerge che, tendenzialmente, quando si occupa una posizione professionale di prestigio, il livello di benessere aumenta e perciò una famiglia benestante ha la possibilità di destinare una quota maggiore della propria spesa per i consumi di tali beni non di prima necessità.
La quota di spesa destinata ai prodotti dell'OAA incide, infatti, solo per lo 0,26% e 0,24% per le famiglie di pensionati e per gli individui in altre condizioni non professionali, mentre per i dirigenti e imprenditori/liberi professionisti pesa rispettivamente per lo 0,52% e lo 0,47%. Con riferimento alle quote di mercato per questa tipologia di prodotti rispetto alle condizioni professionali, le famiglie il cui capo è un dirigente e/o impiegato assorbono la quota maggiore con un valore pari al 35,7%, seguite dalle famiglie dei ritirati dal lavoro con il 21,7%.
La quota assorbita dalle famiglie di operai è del 17,5% mentre quella dei liberi professionisti (9,5%) è addirittura inferiore alla metà di quella dei ritirati dal lavoro.
L'analisi della spesa totale, tenendo conto anche delle ripartizioni territoriali, conferma che sono le famiglie dei dirigenti e/o impiegati che assorbono la quota maggiore di spesa di ogni ripartizione, con valori superiori al 30%.
In tutte le aree geografiche, ad eccezione del Nord Est, le famiglie dei dirigenti e dei ritirati dal lavoro, complessivamente, assorbono oltre la metà della spesa totale dell'area. In particolare, nelle regioni dell'Italia nord- occidentale assorbono il 61,1% (il 37,5% i dirigenti e il 23,6% i ritirati dal lavoro) e nelle Isole il 60,1% (il 36,9% i dirigenti e il 23,2% i ritirati).
Importanti sono anche le quote di spesa delle famiglie di operai, in particolare nel Nord Est, dove risultano la seconda tipologia familiare in termini di spesa.
In ogni caso, è importante notare come le famiglie il cui capo risulta non essere occupato (o ritirato dal lavoro o in altra condizione) assorbano quote di spesa piuttosto consistenti (attorno al 30%) in ogni ripartizione.
Anche la dimensione della famiglia caratterizza i comportamenti di spesa: le famiglie di 3 e 4 componenti mediamente sostengono una spesa maggiore delle altre tipologie, con valori pro capite che superano il livello nazionale rispettivamente del 42,8% per i nuclei familiari di 3 componenti, e del 35,4% per quelli di 4.
Decisamente inferiore al dato nazionale (48,9%, pari a circa la metà), risultano le spese dei single.
Il peso di questo tipo di consumi, rispetto alla spesa media di ognuna delle tipologie familiari, conferma che sono le famiglie di 3 componenti a destinare una la quota maggiore con un valore pari allo 0,46% seguite da quelle con 2 (0,34%).
Molto bassa (0,15%) risulta in questo caso l'incidenza per le famiglie numerose nonostante la loro spesa media sia maggiore dell'8,8% rispetto a quella del Paese.
Esaminando i dati sulle quote di mercato, si osserva che i nuclei familiari di 3 e 4 componenti assorbono insieme il 60% dei consumi del Paese con valori pari al 32% per i 3 componenti e del 28% per i 4 componenti. Da notare infine la quota piuttosto bassa (7%) di spesa nazionale assorbita dai nuclei familiari numerosi (5 e più componenti).
Prendendo in considerazione la distribuzione geografica del fenomeno, emergono delle differenze fra Nord e il Centro-Sud del Paese.
Nell'Italia settentrionale sono principalmente le famiglie di 2 e 3 componenti che assorbono le quote maggiori della spesa totale della ripartizione che, se sommate, raggiungono il 66,8% nel Nord Ovest e il 64,9% nel Nord Est. In modo particolare sono i nuclei di 3 componenti che spendono maggiormente con percentuali del 38,3% per l'area occidentale e al 43,4% per l'Italia nord-orientale.
Nel Centro Sud invece i consumi di prodotti di oreficeria e gioielleria si concentrano principalmente nelle famiglie più numerose, formate da 4 componenti, (38,1% nel Sud e 32,4% nel Centro).
Nelle Isole è interessante notare che solo le famiglie di 4 componenti assorbono quasi la metà (45,9%) della spesa della ripartizione.
Un'altra variabile che incide sui livelli e sulla struttura della spesa è la tipologia familiare.
Le coppie senza figli con capofamiglia giovane presentano un livello di spesa medio quasi doppio rispetto al livello nazionale (15,98 euro contro gli 8 euro del Paese). Anche le coppie con figli spendono in media di più rispetto al dato nazionale, con valori superiori del 48,6%, 39,3% e dell'8,8% rispettivamente per le famiglie con 1, 2 e 3 o più figli.
Da notare che, aumentando l'età del capofamiglia e diminuendo l'ampiezza familiare, la spesa media diminuisce.
In modo particolare, la spesa pro capite di un anziano che vive da solo è pari a circa un quarto rispetto a quella media nazionale.
La percentuale di spesa media per prodotti di gioielleria, oreficeria e similari rispetto alla spesa media di ogni tipologia familiare, conferma i risultati precedenti: sono le coppie senza figli con capofamiglia in età giovane che destinano la quota maggiore con un valore pari allo 0,65% seguite dalle coppie con 1 figlio (0,46%) e con 2 figli (0,40%).
Anche in questo caso sono gli anziani che vivono soli e i monogenitori che destinano le quote minori con lo 0,20% per entrambi.
Nel caso in cui si consideri il contributo di ogni tipologia familiare alla spesa nazionale, è interessante verificare che oltre la metà (54%) dei consumi di prodotti di gioielleria, argenteria, bigiotteria ed orologi, venga assorbita dalle coppie con 1 figlio (28%) e 2 figli (26%).
Le coppie senza figli con persona di riferimento in età compresa tra 34 e 65 anni, contribuiscono alla spesa totale con un valore pari al 7%, mentre, le altre tipologie familiari assorbono quote non rilevanti.
Il contributo minore, in questo caso, viene dai giovani single, con un valore pari ad appena il 2%.
Anche tenendo conto delle ripartizioni territoriali, si può osservare come, per ognuna di esse, circa la metà della spesa totale sia assorbita dalle coppie con 1 e 2 figli, ribadendo che sono proprio queste tipologie che contribuiscono maggiormente alla spesa nazionale.
In modo particolare nelle Isole contribuiscono addirittura con il 64,2% (45% per le coppie con 2 figli e 19,2% per quelle con 1 figlio). Oltre a queste due tipologie familiari, si osservano contributi alla spesa totale della ripartizione diversificati all'interno di ogni area geografica.
Nel Nord Ovest, ad esempio, sono le coppie giovani senza figli che, subito dopo quelle con 1 o 2 figli, spendono maggiormente (10,1% sul totale del Nord Ovest). Nel Centro invece sono le coppie numerose (con 3 o più figli) a presentare una quota elevata pari al 12,6%, mentre nel Nord Est e nelle Isole sono le persone sole anziane (13,1% nel Nord Est e 6,9% nelle Isole).