L'identikit dell'impresa dell'oreficeria, argenteria e affini

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L'analisi delle oltre 36.000 imprese del settore che risultano attive al 30-6-2002 secondo i registri di Infocamere per forma giuridica vede la decisa prevalenza (esattamente come accade per il resto dell'economia) delle imprese individuali. Rispetto alla situazione generale il peso di questa tipologia imprenditoriale è comunque significativamente più modesto, assestandosi su una quota pari a 63,4% (5,5 punti percentuali in meno rispetto alla media complessiva). Di converso, particolarmente significativa risulta essere la presenza delle societa' di persone, la cui incidenza (24,4%) è di quasi 7 punti superiore a quanto si riscontra per il complesso delle imprese, sottraendo quote anche alle società di persone e soprattutto alle altre forme, presenti nel settore dei preziosi in numero pressoché insignificante (23 imprese in tutto).

Scomponendo il dato nazionale nelle quattro macroripartizioni e limitando l'attenzione alla tipologia di impresa maggiormente diffusa (l'impresa individuale) si nota come le quote di questa tipologia sono molto variabili.

Questo accade non tanto nell'ambito dell'Italia centro-settentrionale, dove si osservano percentuali fra il 56% del Nord-Est ed il 59,7% del Centro, ma nel confronto di queste risultanze con quelle dell'Italia meridionale: oltre i 3/4 delle imprese del settore dell'OAA del Mezzogiorno sono infatti catalogabili in questa tipologia di impresa, in accordo con quanto accade per il complesso dell'economia, per la quale quasi i 4/5 del sistema imprenditoriale risulta avere una simile connotazione.

In una situazione in cui in tutte le ripartizioni il peso delle ditte individuali del settore è inferiore a quello riscontrato per il totale dell'economia, è interessante notare come sia sempre il Mezzogiorno a far segnare il divario meno accentuato, con appena 2,4 punti percentuali di scarto a fronte dei 2,8 punti del Nord-Ovest e dei rispettivamente 9 e 9,5 punti che si osservano rispettivamente nel Centro e Nord-Est.

La scomposizione del settore nelle sue macro-aree della produzione e del commercio conferma la tendenza complessiva, ovvero una marcata prevalenza delle imprese individuali, con una leggera prevalenza nell'ambito della distribuzione (64,2% contro 61,8% della produzione).

Le imprese di produzione presentano invece un'incidenza delle società (siano esse di capitale o di persone) che è di 2,3 punti percentuali superiore a quella che si osserva nelle imprese commerciali. Nel complesso però il profilo imprenditoriale nei due comparti è nel complesso piuttosto simile.

L'incrocio fra l'attività svolta e la tipologia di società evidenzia nell'ambito delle imprese individuali, oltre alla già evidenziata dicotomia fra Centro-Nord e Mezzogiorno, anche una maggiore variabilità nell'ambito dell'area centro-settentrionale. Dal lato della produzione, le percentuali di incidenza di questa forma imprenditoriale oscillano fra il 53,2% del Nord-Est ed il quasi 60% del Nord-Ovest, passando al 55,5% del Centro. Ancor più accentuato è il range che si osserva nell'ambito del commercio, ove la differenza fra il valore minimo (Nord-Ovest 55,7% ) e massimo (Centro 63,1%) è di 7,4 punti.

Il Mezzogiorno invece si segnala per l'elevata differenza esistente fra l'incidenza delle imprese individuali, peculiare delle attività di produzione (ben l'82,4%) e quelle dedicate alla distribuzione (73,9%).

Scendendo ad un dettaglio territoriale più fine, a livello provinciale spiccano per l'incidenza di società di capitale Arezzo (31,5%), Vicenza (30,2%) e Milano (21,3%); le prime due con quote di presenza di SPA notevolmente superiori per il settore dei preziosi rispetto al resto dell'economia. Si nota poi come sei province delle 12 le cui CCIAA sono soci Assicor, si collocano nelle prime dieci posizioni della graduatoria in oggetto, occupando nel contempo anche le prime tre posizioni citate.

Separando l'analisi per produzione e distribuzione, il primato per presenza di SPA passa nel primo caso a Vicenza, in cui si rileva una presenza di queste forme giuridiche nel 30,6% dei casi, mentre nel caso del commercio si riscontra una conferma per Arezzo, in cui oltre il 43% delle attività commerciali del settore dei preziosi è costituito da SPA.

Dai registri delle imprese tenuti presso le singole Camere di Commercio è possibile reperire per la quasi totalità delle imprese del settore (36.291 su 36.326) l'anno di iscrizione presso la Camera, rendendo così possibili valutazioni sull'"età media" (in analogia con la terminologia adottata in demografia) e quindi sulla "longevità" delle imprese del settore dei preziosi.

Anche se le imprese più "anziane" del settore risalgono all'anno 1900, appena il 7,5% di esse ha una data di fondazione antecedente al 1970, quota che diviene di un certo interesse soprattutto se paragonata con quella rilevata per il totale dell'economia, pari a poco più della metà (3,9%).

Nei due decenni successivi si assiste ad un processo analogo. Negli anni '70 nasce infatti l'11,2% delle imprese attualmente attive, a fronte dell'8,1% del totale dell'economia. La differenza si acuisce maggiormente negli anni '80, quando a fronte della nascita del 27,2% di imprese attive del settore orafo si contrappone un ben più modesto 20% di imprese per il complesso delle attività economiche. Negli anni '90 si verifica invece una inversione del fenomeno, con l'iscrizione nei registri del 40% delle imprese dell'OAA contro il circa 51% delle imprese complessive, con una tendenza che pare confermarsi anche nei primi anni di questo decennio.

Tutte queste considerazioni mettono in evidenza come le imprese del settore dei preziosi siano da considerarsi in media più anziane, e quindi più longeve, rispetto al complesso dell'economia: l'età media di una impresa del settore è infatti pari a 13,8 anni di età, a fronte dei 10,6 anni delle imprese nel complesso. La differenza non è di poco conto: si pensi solamente che se ci attestassimo sull'età media degli umani, pari a circa 79 anni, le imprese del comparto dei metalli preziosi sarebbero ultracentenarie (!).

La scomposizione di questa informazione per le quattro grandi ripartizioni territoriali del Paese mette in luce una evidente dicotomia fra la parte settentrionale e quella centro-meridionale. Se infatti si considerano le imprese nate fino al 1979 si nota come la quota superi di gran lunga il 20% sia nel Nord-Ovest (23,0%) che nel Nord-Est (22,0%), mentre sia il Centro, e soprattutto il Mezzogiorno, si collocano molto distanti da questa soglia (nel primo caso pari a 16,6%, nel secondo a 15%). Queste considerazioni si traducono in una età media che al Nord si attesta su circa 15 anni (per la precisione 15,3 anni nel Nord-Ovest e 14,8 nel Nord-Est) mentre al Centro ed al Sud è solamente prossima ai 13.

La suddivisione delle imprese nelle due filiere di produzione e commercializzazione non mette in evidenza ulteriori differenze. In particolare emerge come fino al 1989 le imprese commerciali iscritte prevalgano in maniera piuttosto decisa rispetto a quelle impegnate nella produzione, la cui diffusione si concentra invece maggiormente a partire dagli anni '90.

Quanto appena detto viene ulteriormente chiarito dall'analisi dell'età media delle imprese, che se sul versante del commercio sfiora i 15 anni (14,6), si ferma a quota 12,4 se si parla di produzione.

Se si combinano le informazioni relative al periodo di iscrizione con la localizzazione geografica e la specializzazione imprenditoriale si evidenzia una conferma generalizzata dell'andamento complessivo, che vede le imprese operanti nel campo della commercializzazione caratterizzate da un'età media superiore a quelle specializzate nella realizzazione di prodotti di OAA. Di particolare interesse è l'analisi terrioriale dei differenziali esistenti fra questi due valori medi, che crescono mano mano che si scende verso il Sud della Penisola, passando dagli 1,3 anni che si registrano nell'area Nord-Occidentale fino ai 3 che si osservano nel Mezzogiorno, passando per i 2,3 anni del Nord-Est ed i 2,9 del Centro.

Un'ulteriore possibilità di analisi territoriale delle informazioni relative alla longevità delle imprese è data dalla disaggregazione delle informazioni a livello provinciale.

Si è già detto in precedenza che l'età media delle imprese del settore dell'OAA a livello nazionale è superiore a quella dell'intera economia. Questa tendenza viene confermata anche per tutte le province, ad esclusione di quella di Caserta (socio Assicor), che fra le altre cose mette in evidenza il valore più basso d'Italia, con imprese aventi in media appena 10 anni di età. Le province con le imprese del settore dei preziosi più longeve si concentrano quasi tutte nell'Italia Settentrionale.

Nelle prime venti posizioni della graduatoria, capeggiata da Parma con 19,1 anni di età media, si trovano infatti ben diciotto province del Nord, con le uniche eccezioni costituite da Terni (settima posizione con 17,3 anni) e Grosseto (15,9 anni, 18° posto). Per trovare la prima provincia meridionale bisogna scendere invece fino al 23-esimo posto, dove si colloca la provincia di Matera (15,7 anni). Quest'ultima peraltro costituisce un'eccezione, visto che la seconda provincia meridionale, Campobasso, si colloca solo in 51-esima posizione. Per quanto riguarda le 12 province appartenenti ad Assicor c'è da dire che in complesso l'età media risulta essere leggermente inferiore a quella complessiva (13,4 anni contro 13,8). Di queste 12, la provincia che si colloca più in alto in graduatoria è Varese che si colloca in ottava posizione, mentre è da segnalare come oltre al caso di Caserta già precedentemente evidenziato, vi sia anche la situazione di Arezzo che si colloca in penultima posizione, con 10,4 anni di età.

Concludiamo la panoramica sulle risultanze relative all'anzianità imprenditoriale con l'incrocio fra territorio provinciale e specializzazione delle imprese.

Il dato generale, che come già detto vede le imprese commerciali mediamente di due anni più anziane di quelle vocate alla produzione, si conferma in quasi tutte le province, anche se non mancano alcune eccezioni. Sono infatti ben tredici le province in cui l'età media delle imprese che si dedicano alla produzione è superiore a quella delle specializzate nella distribuzione, di cui undici si collocano nell'Italia Settentrionale ed appena due (Isernia e Napoli) si localizzano nella parte meridionale della Penisola. Tra queste eccezioni particolarmente rilevante è la situazione di Parma, che oltre a capeggiare la classifica generale per longevità, si colloca anche in testa a quella specifica delle imprese dedite alla produzione, con un valore medio di età pari a 22 anni, indice di quasi quattro anni superiore a quello registrato dalla seconda provincia (Piacenza, 18,1 anni) e valore più elevato per la provincia parmense di quello relativo alle attività distributive (18,6 anni).

Sempre con riferimento alle imprese di produzione si nota ancora una volta come le prime posizioni siano di esclusivo dominio delle province settentrionali. Le prime diciotto posizioni sono infatti occupate da province afferenti a questa area, mentre la prima provincia del Centro (Terni) si colloca al 19-esimo posto con un valore medio di 14,8 anni, mentre per trovare la prima realtà del Sud occorre scendere fino al 31-esimo posto occupato da Napoli.

La situazione delle imprese commerciali, pur mantenendo una connotazione di fondo simile sia alla graduatoria generale che a quella ristretta alle sole imprese di produzione, presenta alcune proprie peculiarità. Se infatti la provincia leader della graduatoria si colloca ancora una volta nel Nord (Cremona con 19,3 anni), già a partire dalla seconda posizione si trova una provincia non appartenente all'Italia settentrionale: Terni (18,7 anni). Nelle prime venti posizioni si rintracciano numerose altre realtà centro-meridionali tra le quali spicca Matera che con i 17 anni di vita media, oltre a collocarsi in 15-esima posizione, è la provincia meridionale che si colloca più in alto in graduatoria.

Infine, dall'analisi ristretta alle sole province le cui CCIAA aderiscono ad Assicor si nota che, pur confermandosi l'andamento complessivo, che vede le imprese commerciali più longeve di quelle specializzate nella produzione, la differenza fra questi due valori è di soli 1,4 anni a fronte dei 2,2 che si registrano per il totale delle province, a causa soprattutto dei valori di Milano e Napoli, realtà in cui le imprese produttive sono più longeve di quelle dedite alla commercializzazione.

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