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Home > Ricerche, Studi > Atlante del settore dell'Oreficeria, Argenteria e Affini
Come rilevato a livello nazionale, a metà dell'anno 2002, il settore dell'Oreficeria, Argenteria e Affini, nei suoi due comparti della produzione e della distribuzione, conta 36.326 imprese attive (pari allo 0,7% del totale) con una occupazione di oltre 103 mila addetti (riferiti stavolta al 2001 sempre pari allo 0,7% degli addetti alle imprese presenti nel Paese) e un valore aggiunto ai prezzi base stimabile al 2001 in una cifra pari a oltre 4.600 milioni di euro (0,4%, quota più bassa perché calcolata su un totale che include, stavolta, anche il reddito prodotto nel settore delle istituzioni, ovvero della Pubblica Amministrazione). Appare significativo come, in termini di contribuenti IVA il totale delle unità rilevate dal Ministero delle Attività Produttive sia pari a poco più di 38.000 unità, valore al quale si approssima la valutazione presentata.
In complesso, nel settore, il comparto relativo alla distribuzione assume rilievo soprattutto con riferimento alla numerosità imprenditoriale, pari a 23.836 imprese (65,6% del totale) contro le 12.490 relative alla produzione (34,4%).
Nel caso dell'attività di produzione (per il quale il contributo dell'OAA in termini di imprese raggiunge il 5,6% del totale), il comparto largamente più significativo è quello della fabbricazione di oggetti di gioielleria e articoli annessi (codice 36.22), mentre per quanto riguarda la componente distributiva, l'osservazione nel dettaglio (si scuserà il gioco di parole), fa emergere il commercio di orologi, articoli di gioielleria e argenteria (incidenza pari a 43,5%), ma anche quote significative per la riparazione di orologi e gioielli (12%) e per la componente dell'ingrosso (10,2 %).
E' significativo che passando dai dati sulla base imprenditoriale a quelli relativi al reddito e all'occupazione si riequilibri il peso della componente riguardante la produzione rispetto a quella della commercializzazione: le quote raggiungono un 50% preciso per i dati occupazionali, e un valore comunque prossimo alla equiripartizione per il valore aggiunto.
E' poi interessante rilevare come, passando a dati occupazionali e di contributo alla formazione al prodotto lordo il settore specifico più importante nell'OAA diventi la fabbricazione di oggetti di gioielleria e articoli connessi, passando dal 32,7% di copertura in termini di imprese a percentuali vicine al 45% per addetti e valore aggiunto.
Con riferimento alla dimensione d'impresa, il settore dei preziosi si colloca in media sulle 2,8 unità, contro il 3,9 riscontrato nel totale dell'economia del Paese. La componente produttiva si attesta su valori mediamente più elevati rispetto alla distribuzione (4,6 contro 2,0), con dimensioni ancor più consistenti per le (poche) imprese della produzione di metalli preziosi e semilavorati e della fabbricazione di orologi.
A livello di distribuzione territoriale, al 30 giugno 2002, il settore dell'Oreficeria, Argenteria e Affini presenta una maggior presenza nel Sud del Paese per imprese e occupati (31,3% e 27,6% le quote), ma non in termini di valore aggiunto (23,9%), per il quale viene superato dal Nord-Ovest (che raccoglie il 25,3% delle imprese, il 26,1% di occupati e il 28,8% di prodotto lordo). Quote di una certa rilevanza si riscontrano anche per il Centro (24,5% delle imprese, 26,7% dell'occupazione e 27,1% del valore aggiunto.
In realtà, come si avrà modo di approfondire meglio nella sezione specifica sul tema dell'articolazione territoriale del settore dei preziosi, è a livello più dettagliato che emergono le peculiarità localizzative dello stesso, tali da concentrare nelle prime 14 province in ordine di importanza oltre il 50% delle imprese, laddove per il totale economia per raggiungere tale valore soglia si deve arrivare a 24 unità.
Le 14 province, ordinate in base al peso delle imprese dell'OAA concentrate al 30 giugno 2002 sul totale Italia sono: Milano (6,4%), Roma (6,1%), Napoli (6%), Arezzo (6%), Alessandria (5,1%), Vicenza (4,8%), Firenze (3%), Torino (2,7%), Bari (2,3%), Palermo (1,7%), Padova (1,6%), Catania (1,6%), Genova (1,6%) e Bologna (1,4%). Tra queste compaiono, evidenziate dalla sottolineatura, otto province appartenenti ad Assicor.